Crea sito

PAPA BENEDETTO XVI

Enciclica non scritta | Pietro,dove vai? pps | Gallery | Video |

 

Roma, 27 febbraio 2013

Il Papa all'ultima
udienza generale:
non lascio la Croce,
le resto accanto in
modo nuovo,
ho voluto bene a tutti.

Mattina di grandi emozioni in Piazza San Pietro, dove Benedetto XVI ha tenuto l’ultima udienza generale del suo Pontificato davanti molte a decine di migliaia persone, che lo hanno applaudito e acclamato con insistenza. Nella sua catechesi, il Papa ha affermato ancora una volta di non abbandonare la Croce, bensì di “restare in modo nuovo” accanto al Crocifisso, “nel recinto di San Pietro”. A tutti, Benedetto XVI ha espresso la propria gratitudine per il sostegno e l’affetto ricevuti in questi anni, ripetendo”: “Continuerò ad accompagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione”. Il servizio di
Alessandro De Carolis:

“Vorrei che il mio saluto e il mio ringraziamento giungesse poi a tutti: il cuore di un Papa si allarga al mondo intero”.

Non può starci il mondo intero in Piazza San Pietro, ma la nota dell’entusiasmo che sale di un’ottava quando l’organo attacca la sua marcia alle 10.37, in un tripudio di grida e di sventolii di striscioni e bandiere che da agitati diventano frenetici, dà l’idea che davvero il cuore del mondo sia lì e batta nel petto di quegli oltre 150 mila che hanno portato – dai quartieri dietro Via della Conciliazione come dall’Australia e dall’America Latina – un enorme carico d’affetto per Benedetto XVI. Cornice e atmosfera sono da pagina di storia e da collezione di ricordi. L’ultima udienza di Papa Benedetto, la 348.ma, è quella da mandare a memoria, immagine per immagine: l’ultimo, lungo, lento giro in papamobile del 264.mo Successore di Pietro, la sua benedizione a chi vorrebbe sfiorarlo, a chi gli manda un saluto, un bacio, un “grazie”, un sorriso e una lacrima. Per oltre dieci minuti, il Papa solca la folla in tutte le geometrie che la Piazza consente prima di sedersi per l’ultimo discorso del mercoledì, la madre di tutte le catechesi. Che proprio per questo non può prescindere dal dare, ancora, una risposta al perché di un gesto che sedici giorni fa ha scosso la Chiesa universale dalle fondamenta:

“Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità d’animo. Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi”.

Cardinali, fondatori e capi di Movimenti e associazioni, fedeli, giornalisti, curiosi, turisti ascoltano Benedetto XVI spiegare come un Papa, proprio perché è di tutti, non è più di sé stesso. “Alla sua vita – dice – viene, per così dire, totalmente tolta la sua dimensione privata”, poiché accettando il ministero di Pietro c’è un “sempre” e un “per sempre” e dunque “non c’è più un ritornare nel privato”:

“La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di San Pietro”.

Ma prima di “scomparire” nel recinto della preghiera lontano dal mondo, il mondo esige che il suo Papa rievochi la storia di questi anni. Così, il primo applauso scatta quando Benedetto XVI ricorda quel 19 aprile 2005, giorno in cui, confida, un “grande peso” ha accolto sulle spalle per poi sperimentare che quel peso era portato ogni giorno con Cristo. “Il Signore – racconta – mi ha veramente guidato”:

“E’ stato un tratto di cammino della Chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili; mi sono sentito come San Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa e il Signore sembrava dormire”.

Ma pioggia o sole, nulla – ha subito soggiunto – ha mai scalfito questa convinzione:

“Ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua e il Signore non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare”.

Davanti agli occhi del Papa, Piazza San Pietro è un oceano di sentimenti sul quale il Timoniere della barca di Pietro naviga commosso, ricambiando affetto con affetto. La mia, afferma, è stata una storia condivisa. “Non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino”, dice ringraziando i cardinali e i collaboratori di Curia, per poi abbracciare con gratitudine tutti, clero, religiosi, fedeli:

“Nelle visite pastorali, negli incontri, nelle udienze, nei viaggi, ho sempre percepito grande attenzione e profondo affetto; ma anch’io ho voluto bene a tutti e a ciascuno, senza distinzioni, con quella carità pastorale che è il cuore di ogni Pastore, soprattutto del Vescovo di Roma, del Successore dell’Apostolo Pietro. Ogni giorno ho portato ciascuno di voi nella mia preghiera, con il cuore di padre”.

Un padre, prosegue, al quale in tanti hanno scritto, dai potenti alla gente comune e questo – scandisce Benedetto XVI – fa “toccare con mano” come la Chiesa sia un “corpo vivo”, che unisce tutti in una “comunione di fratelli e sorelle”:

“Sperimentare la Chiesa in questo modo e poter quasi poter toccare con le mani la forza della sua verità e del suo amore, è motivo di gioia, in un tempo in cui tanti parlano del suo declino. Ma vediamo come la Chiesa è viva oggi”.

Gli applausi salgono d’intensità e frequenza man mano che Benedetto XVI si avvia alla conclusione del suo ultimo, grande discorso. Ricorda alla Chiesa di aver indetto l’Anno della Fede perché ognuno si sentisse amato da Dio, “sentisse la gioia di essere cristiano”, come scrive anche nel tweet successivo all’udienza. E a tutti, indistintamente e ancora, il grazie forse più importante, quello per il “rispetto e la comprensione con cui – riconosce – avete accolto questa decisione così importante:

“Io continuerò ad accompagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore e alla sua Sposa che ho cercato di vivere fino ad ora ogni giorno e che vorrei vivere sempre. Vi chiedo di ricordarmi davanti a Dio, e soprattutto di pregare per i cardinali, chiamati ad un compito così rilevante, e per il nuovo Successore dell’Apostolo Pietro: il Signore lo accompagni con la luce e la forza del suo Spirito”.

Le ultime parole di Benedetto XVI sono universali, dirette a quel mondo intero che lo ha amato e ascoltato. Sono il lascito di un padre e maestro non solo di fede, anche di umanità:

“Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certezza che il Signore ci è accanto, non ci abbandona, ci è vicino e ci avvolge con il suo amore. Grazie!”.

Da: Radio Vaticana - VIDEO - The Vatican Youtube